L’Istituto
La nostr
a scelta di nome è stata accolta con favore -ed emozione- dalla Comunità Ebraica Mantovana e dalle istituzioni cittadine, tanto che il Comitato per le celebrazioni del 27 Gennaio decise che l’evento di maggior rilievo per il 27 gennaio 2005 fosse proprio l’intitolazione dell’Istituto. L’intitolazione è avvenuta alla presenza del Sindaco, del Presidente della Provincia, del presidente della Comunità Ebraica, del Vescovo, del Presidente dell’Opera Nomadi, altre personalità ed amministratori, amici e parenti di Luisa Levi, un folto pubblico di genitori,
scolari e studenti dell’Istituto. Molti dei presenti hanno voluto esprimere parole di compiacimento per la nostra iniziativa e di ricordo della bambina Luisa Levi.
Luisa non è figura nota della grande Storia, ma si dà il caso che abbia frequentato, dopo le leggi del 1938, la scuola per bambini ebrei che era ospitata nell’edificio dove attualmente ha sede la scuola secondaria del nostro Istituto, che abbia percorso le strade che noi oggi percorriamo, che abbia giocato nei luoghi ove oggi si ritrovano i bambini e le bambine delle scuole dell’Istituto. Luisa Levi non è tornata da Auschwitz; all’epoca aveva 14 anni. La sua immagine è stata riportata alla memoria della città da un libro apparso pochi anni fa: “Cercando Luisa”, di Maria Bacchi, che lo ha potuto comporre anche grazie alle testimonianze di parenti ed amici di Luisa che vivono nella nostra città, in altre città italiane e in Israele.
Al termine dei discorsi, dalle finestre del piano alto della scuola Alberti gli studenti hanno lasciato scivolare lunghi striscioni di carta, preparati in precedenza da classi delle elementari e delle medie, con parole, disegni, simboli, poesie, mentre risuonavano le note di un noto canto infantile ebraico.
Alla fine la scuola è apparsa completamente “incartata” da questi lunghi nastri di parole e pensieri. In quell’occasione abbiamo promesso a tutti che ogni anno, con modi e realizzazioni differenti, il nostro Istituto avrebbe ricordato Luisa: nel 2006 abbiamo pensato a lei con “Piccole sculture quotidiane”, installazione che prevede la collocazione in piazza Sordello di centinaia di scarpe “gessate” bianche, disposte sulla pavimentazione, a suggerire, con un forte “segno” visivo, l’emozione del ricordo.
(Ins.Fernanda Goffetti)

